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DESCRIZIONE

Evoluzione del termine
Il  significato del termine "commercio elettronico" è mutato col passare  del tempo. All'inizio indicava il supporto alle transazioni commerciali  in forma elettronica, generalmente ricorrendo a una tecnologia  denominata Electronic Data Interchange (EDI, introdotta alla fine degli  anni settanta) per inviare documenti commerciali come ordini d'acquisto o fatture in formato elettronico. In seguito vennero aggiunte delle funzioni che possono venire denominate in modo più accurato come "e-commerce" (contrazione di electronic commerce) -- l'acquisto di beni e servizi attraverso il World Wide Web ricorrendo a server sicuri (caratterizzati dall'indirizzo HTTPS, un apposito protocollo  che crittografa i dati sensibili dei clienti contenuti nell'ordine di  acquisto allo scopo di tutelare il consumatore), con servizi di  pagamento in linea, come le autorizzazioni per il pagamento con carta di credito.

Tipologia di prodotto
Alcune  tipologie di prodotti o servizi appaiono maggiormente adattabili alle  vendite online, mentre altri sono più indicati per il commercio  tradizionale. Le imprese di commercio elettronico che hanno realizzato  le migliori performance restando tuttavia un'entità totalmente virtuale  (senza aprire fisicamente degli esercizi commerciali) vendono  solitamente prodotti informatici come i supporti di archiviazione, il  recupero dei dati e il loro trattamento, la vendita di brani musicali, i  film, i corsi e i materiali didattici, i sistemi di comunicazione, il  software, la fotografia e le attività di intermediazione finanziaria.  Tra queste imprese si segnala a titolo di esempio: Schwab, Google, eBay e PayPal.  Un caso interessante è quello delle aziende specializzate nell'offerta  di buoni sconto spendibili presso aziende locali o nazionali, come Groupon. I negozianti in rete sono in grado di riscuotere un certo successo  anche nel caso in cui vendano anche dei prodotti e servizi concreti, non  digitali come software o immagini on-line. I prodotti non  digitali che si prestano a essere venduti in linea possono essere quelli  che creano imbarazzo nell'acquirente (es. biancheria intima),  e/o quei prodotti che hanno caratteristiche “standard” e che non  necessitano di essere provati o valutati “dal vivo” (es. i libri). Anche i pezzi di ricambio, sia per gli utenti finali (es.  lavastoviglie, lavatrici) sia per le necessità di un'attività  industriale (es. pompe centrifughe), possono essere considerati dei  buoni esempi di prodotti vendibili via Internet. Dato che i negozianti  non accumulano pezzi di ricambio presso i punti-vendita al dettaglio,  spesso devono successivamente ordinarli; in quest'ultimo caso la  competizione non è tra il Commercio Elettronico e il Commercio  tradizionale ma con il sistema di ordine al fornitore e/o al grossista.  Un fattore di successo in questa nicchia appare la possibilità di  offrire al cliente un'informazione precisa e affidabile in merito al  prodotto di cui si necessita, per esempio elencando i pezzi di ricambio  disponibili insieme al loro codice identificativo. Viceversa, i prodotti che non sono idonei all'attività del Commercio  Elettronico sono quelli con un basso rapporto valore/peso, gli articoli  che hanno una componente rilevante riguardo al loro odore, gusto o  tattile, i beni che necessitano di essere provati (es. camicie) e anche  qualora sia rilevante vederli per cogliere tutte le sfumature di colore.

Tipologie di commercio elettronico
Esistono diversi tipi di commercio elettronico a seconda della modalità di transazione (nome completo e acronimo):
  • Business to Business (B2B)
  • Business to Consumer (B2C)
  • Business to Employee (B2E)
  • Business to Government (B2G), detto anche Business to Administration (B2A)
  • Business to Machines (B2M)
  • Business to Manager (B2M)
  • Consumer to Business (C2B)
  • Consumer to Consumer (С2C)
  • Citizen to Government (C2G), detto anche Consumer to Administration (C2A)
  • Government to Business (G2B)
  • Government to Citizen (G2C)
  • Government to Employees (G2E)
  • Government to Government (G2G)
  • Manager to Consumer (M2C)
  • Peer to Peer (P2P)
PROBLEMATICHE DEL COMMERCIO ELETTRONICO
Anche se un fornitore di beni e servizi di Commercio Elettronico  seguisse in maniera rigorosa i sopracitati 16 "fattori chiave" per  realizzare una strategia di vendita in linea, possono tuttavia sorgere  ugualmente delle difficoltà. Tra le principali citiamo:
  1. Difetti di comprensione del comportamento della clientela,  vale a dire come e perché acquistano un certo prodotto. Se i produttori  e i venditori non sono in grado di cogliere le abitudini di acquisto  dei consumatori, come pure le aspettative e le motivazioni, anche un  prodotto blasonato o rinomato può non raggiungere i target di vendita  prefissati. Il commercio elettronico potrebbe ovviare a tale potenziale  inconveniente con ricerche di mercato più aggressive e mirate, simili a  quelle intraprese dai canali di vendita tradizionali.
  2. Mancanza di analisi dello scenario concorrenziale. È possibile disporre delle capacità tecniche per realizzare un'attività  di vendita di libri in rete, ma potrebbe essere che manchi la volontà  per competere con siti specializzati nella vendita di libri online.
  3. Incapacità di prevedere le reazioni nell'ambiente in cui opera l'impresa. Cosa faranno i concorrenti? Introdurranno marchi  in concorrenza con il nostro o addirittura potrebbero realizzare dei  siti web analoghi al nostro e farci concorrenza. Amplieranno i servizi  offerti? Cercheranno di sabotare il sito di un concorrente? Scoppierà la  guerra dei prezzi? Come reagirà il governo?  Per attenuare queste possibili conseguenze è consigliabile analizzare  la concorrenza, i settori industriali e i mercati coinvolti, proprio  come si farebbe nel caso di un'attività tradizionale.
  4. Sovrastima delle competenze aziendali. I dipendenti, il sistema  hardware, i software adottati e i flussi di informazione tra questi  soggetti, possono tutti insieme padroneggiare la strategia adottata? I  negozianti in linea sono riusciti a formare adeguatamente i propri  dipendenti e a sviluppare le competenze necessarie? Queste tematiche  possono rendere necessarie una pianificazione delle risorse maggiormente  dettagliata e una formazione dei dipendenti più estesa.
  5. Mancanza di coordinazione. Se i controlli e la reportistica non bastano, è possibile cambiarli adottando una struttura organizzativa  maggiormente flessibile, affidabile e lineare, anche se non è detto che  questo cambiamento permetta di raggiungere un migliore coordinamento  interno.
  6. Incapacità nell'assicurarsi l'impegno dei vertici aziendali. Spesso  la conseguenza principale si traduce nell'impossibilità di raggiungere  un determinato obiettivo societario a causa delle scarse risorse  allocate a quest'ultimo. Si consiglia di coinvolgere fin dall'inizio i  vertici aziendali nella nuova avventura del commercio elettronico.
  7. Incapacità nell'assicurarsi l'impegno da parte dei dipendenti. Se i  progettisti non traducono in modo chiaro la loro strategia ai  sottoposti, oppure non riescono a delineare loro l'intero quadro in cui  si troveranno a operare, un possibile rimedio può essere quello di  offrire un percorso di formazione dedicato, come pure di fissare uno  schema di incentivi ai dipendenti.
  8. Sottovalutazione dei tempi richiesti per il raggiungimento degli obiettivi aziendali. La realizzazione di un'impresa di e-commerce  può richiedere un considerevole dispendio di tempo e danaro, e  l'incapacità di comprendere la giusta sequenza dei processi  imprenditoriali e la tempistica relativa a tali operazioni può portare a  rilevanti aumenti dei costi, rispetto a quanto preventivato. Una  pianificazione del progetto base, un'analisi di tipo critical path, critical chain, o PERT può attenuare i disagi. La capacità di generare profitti può essere sacrificata per raggiungere una determinata quota di mercato.
  9. Incapacità di rispettare la pianificazione  dei tempi. Una scarsa verifica del rispetto degli obiettivi fissati  inizialmente come pure un ridotto controllo della performance aziendale  rispetto a quanto ipotizzato in fase di pianificazione possono far  sorgere delle difficoltà nella conduzione aziendale. È possibile ovviare  a questi inconvenienti con dei tipici strumenti di gestione aziendale:  benchmarks (indicatori dell'attività dei concorrenti presi a  riferimento), traguardi interni di performance, analisi della variazione  degli indicatori aziendali, istituzione di penalizzazioni per il  conseguimento di performance negativa o, viceversa, ricompense per il  raggiungimento di obiettivi aziendali, e, infine, misure per riallineare  l'attività aziendale.
  10. Mancanza di ottimizzazione. Un e-commerce ha bisogno di un  monitoraggio continuo per valutare l'impatto che ha sui motori di  ricerca e sui consumatori in modo da essere perfezionato costantemente.  Inoltre, Internet è in continuo aggiornamento: si deve essere sempre  all'avanguardia e al passo con le nuove tecniche per non fallire.

Il problema della sicurezza
Una delle problematiche più sentite nel mondo del commercio elettronico è indubbiamente la sicurezza nelle modalità di pagamento. Ad oggi, le modalità più diffuse sono il bonifico bancario, il contrassegno e il pagamento con la carta di credito, sicuramente più interessato da questo problema. Inizialmente, il trasferimento delle informazioni e dei dati personali tra venditore e cliente avveniva in chiaro. Questo costituiva un enorme problema per la sicurezza, in quanto i dati trasferiti erano suscettibili ad essere intercettati e quindi utilizzati da terzi per operazioni al di fuori della pratica commerciale in atto. Oggi, questa pratica di trasferimento dei dati è stata abbandonata, a favore di pratiche più sicure che garantiscano una maggiore riservatezza delle informazioni personali e che quindi assicurino la bontà delle transazioni.
In particolare, la maggior parte dei siti di commercio elettronico odierni utilizzano livelli di crittografia elevati quali, ad esempio:
  • Transport Layer Security (SSL/TLS). L'abbinamento di questo protocollo al normale HTTP permette di ottenere un nuovo protocollo: l'HTTPS. Questo garantisce l'invio delle informazioni personali sotto forma di pacchetti criptati. In questo modo, la trasmissione delle informazioni avviene in maniera sicura, prevenendo intrusioni, manomissioni e falsificazioni dei messaggi da parte di terzi. Il protocollo HTTPS garantisce quindi tanto la trasmissione confidenziale dei dati, quanto la loro integrità. Ad oggi è sicuramente il sistema più usato, in quanto è supportato dalla maggior parte dei browser (Mozilla Firefox, Internet Explorer, Safari, Opera,...) e non necessita di alcun software specifico o password. Le pagine protette da questo protocollo sono facilmente riconoscibili, in quanto la scritta "https" precede l'indirizzo del sito protetto e le sue pagine vengono contrassegnate da un lucchetto, visualizzabile nella parte inferiore del proprio browser.
  • Secure Electronic Transaction (SET). Questo protocollo nasce dalla collaborazione di Visa e MasterCard allo scopo di rendere più sicure le operazioni di pagamento online, garantendo una maggiore segretezza e autenticità dei dati. Per utilizzare questo protocollo è però necessario che il venditore disponga sul suo server di alcuni software e che il PC del compratore sia munito di un wallet e di un PIN, rilasciatogli dalla compagnia che ha emesso la sua carta di credito.  La grande novità del protocollo SET consiste nel sistema di autenticazione del venditore e del compratore: i "contraenti" hanno, cioè, la possibilità di identificarsi con certezza prima che qualsiasi transazione abbia inizio. Questo avviene attraverso l'utilizzo di certificati digitali, che vengono rilasciati alle due parti dal proprio istituto bancario. In questo modo, l'acquirente può verificare l'identità del venditore, acquisendo così una maggiore garanzia circa i beni o i servizi che riceverà e il venditore può verificare a sua volta l'identità del compratore, acquisendo maggiori garanzie circa il pagamento.
Affinché, quindi, il commercio elettronico possa svilupparsi è necessario che gli utenti (l'acquirente da un lato, il venditore dall'altro) possano svolgere le loro transazioni serenamente, senza temere intromissioni esterne. In questo senso, assume molta importanza la procedura di "autenticazione dell'utente". Generalmente, questa procedura avviene tramite la richiesta da parte del server di uno username al quale è associata una password. Tuttavia, è stato dimostrato che questo sistema non può essere considerato del tutto sicuro, in quanto i tempi di individuazione della password da parte di terzi vanno sempre più riducendosi. Per questo motivo, oggi, viene sempre più consigliato all'utente il cambio periodico della propria password. Questo avviene soprattutto per i sistemi di home banking che prevedono che i propri utenti cambino obbligatoriamente la password con una cadenza fissa o che facciano uso di una password "usa e getta" (one-time password) che viene sostituita ogni volta che si accede a un servizio. Sebbene, la disciplina riguardante il commercio elettronico sia volta soprattutto alla tutela del consumatore, non bisogna dimenticare l'equivalente diritto del venditore a operare sul mercato online in maniera serena. Una delle principali problematiche che interessa colui che decide di offrire un bene o un servizio online è sicuramente il non ripudio da parte dell'acquirente. In questa direzione opera l'utilizzo della firma digitale che fa sì che un contratto firmato digitalmente non possa essere disconosciuto da coloro che l'hanno sottoscritto. Inizialmente il trasferimento dei dati tra il sito di e-commerce e il cliente avveniva in chiaro. Questo costituiva un possibile problema di sicurezza, soprattutto quando c'era un pagamento con carta di credito. Con l'avvento del Secure socket layer questo rischio è stato ridotto, ma sono poi comparsi altri problemi quale il Phishing e la comparsa di virus trojan che cercano di rubare informazioni utilizzabili per finalità losche.
Con la diffusione del commercio elettronico si sono moltiplicate truffe sempre più insidiose che colpiscono principalmente gli acquirenti. I principali casi sono:
  • Vendita di prodotti da siti civetta: al ricevimento del pagamento non viene inviata la merce, o viene solamente simulata la spedizione. Problema presente anche su ebay con inserzioni truffa.
  • Realizzazione di siti clonati con la finalità di rubare informazioni quali il codice della carta di credito.
  • Aziende fallimentari che accumulano ordini, e introiti, senza la possibilità di evaderli.
La normativa italiana prevede che tutti i siti di commercio elettronico riportino nella home page la partita IVA e la denominazione dell'azienda. I siti più importanti di e-commerce hanno un certificato digitale che consente di verificare l'autenticità del sito visitato.
Il principale problema dal punto di vista delle aziende è la gestione degli ordini simulati, dove vengono indicate generalità false o non corrette per l'invio dei prodotti. Per ridurre il problema molte aziende accettano solamente pagamenti anticipati.
Il problema della sicurezza attiene anche alla tecnologia utilizzata per l'accesso all'e-commerce. Il cellulare è un mezzo poco sicuro per navigare nei siti di e-commerce, e per effettuare pagamenti in genere (v. standard GSM).

Ricezione da parte dei consumatori
I consumatori hanno accolto il modello economico del commercio  elettronico meno prontamente di quello che i suoi proponenti si  aspettavano. Anche in categorie di prodotti appropriati al commercio  elettronico, lo shopping elettronico si è sviluppato solo lentamente.  Diversi motivi potrebbero giustificarne la lenta diffusione, includendo:
  • Dubbi riguardo alla sicurezza. Molte persone non usano la carta di credito in Internet per timore di furti e frodi.
  • Mancanza di gratificazione immediata con la maggior parte degli  acquisti con Internet. Molta dell'attrattiva nell'acquistare un prodotto  sta nella gratificazione immediata di usare e mostrare l'acquisto. Tale  attrattiva non c'è quando il prodotto ordinato non arriva per giorni o  settimane.
  • Il problema dell'accesso al commercio in rete, specie per le  famiglie povere e per le nazioni in via di sviluppo. La scarsa  diffusione di accessi ad Internet in tali settori riduce di molto il  potenziale per il commercio elettronico.
  • L'aspetto sociale dello shopping.  Molta gente ama parlare al personale di vendita, agli altri clienti, o  ai loro amici: questo lato sociale dell'attrattiva della  shopping-terapia non c'è con la stessa ampiezza nello shopping in  Internet.
VALORE ECONOMICO DEL COMMERCIO ELETTRONICO
Secondo una ricerca italiana del 2008 il commercio elettronico in Italia ha un valore stimato di 4,868 miliardi di euro nel 2007, con una crescita del fatturato del 42,2%. Nel 2007 sono stati eseguiti circa 23 milioni di ordini on-line in Italia. Nel 2009  il commercio elettronico in Italia aveva un valore stimato di 10  miliardi di euro. I settori principali sono il tempo libero  (principalmente giochi d'azzardo) che rappresenta quasi metà del mercato  (42,2%), il turismo (35%) e l'elettronica di consumo (8,7%). Nel 2012 una ricerca italiana ha calcolato che il fatturato complessivo delle aziende italiane off-line che utilizzano il web per vendere i propri prodotti e/o servizi è di circa 10 miliardi di  euro. I settori più importanti sono risultati il turismo(46%),  l'abbigliamento(11%), l'elettronica-informatica(10%) e le assicurazioni on-line(10%). Nel 2015 secondo Confindustria Digitale, il commercio elettronico con il mercato digitale varrebbe 6,6 punti di Prodotto interno lordo italiano, generando 700.000 posti di lavoro in cinque anni, dei quali, secondo le stime di Federprivacy, fino a 70.000 esperti di protezione dati.
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Il sottoscritto, ai fini dell'applicazione dell'art 4 comma 2 lettera h del Decreto legislativo del 31 Marzo 1998 n.114 DICHIARA QUANTO SEGUE di esporre e porre in vendita tramite questo sito in maniera occasionale e saltuaria le proprie opere risultato della mia creatività e ingegno, così come consentito dall'art. 4 comma 2 del D. Lgs 114/98 e di non essere obbligato a iscrivermi in nessuno dei Registri presso nessuna Camera del Commercio del Territorio italiano in relazione agli articoli trattati. Di non esercitare l'attività di commercio bensì di praticarla in modo sporadico (commercio occasionale) non soggetto quindi alle discipline commerciali contenute nel D. Lgs 114/98 il quale, viceversa, regola le attività di commercio in forma professionale e continuativa.
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